Félicité Mbezele

la “Whoopi Golberg” del Cinema Italiano

di Mario Verger


Félicité Mbezele. A vederla da lontano, sembrerebbe Whoopi Golberg, ma ha l’aria più scanzonata, più vivace, con la sua mimica facciale capace di ottenere le più svariate espressioni tanto da far sorridere e divertire il pubblico, di recitare passando da ruoli drammatici ad altri comici; dal teatro, al cinema, alla televisione: Scola, Maselli, Ozpetek, Anna Negri, Vanzina, Gigi Proietti, e tantissimi altri la chiamano spesso per la sua bravura di “caratterista”; una sorta di ‘Slapstick-woman’ del XXI Secolo che con disinvoltura interpreta i ruoli e le situazioni più disparati: dalla prostituta nigeriana al cinema, alla fratacchiona ostetrica delle fiction Rai; dalla vecchia domestica nei campi di cotone dei coloni inglesi in teatro… fino ad un (in)discreto appuntamento col sottoscritto, (presentandomi mal messo pensando… “tanto è ‘matura’”) ma stupendomi di nuovo! me la vedo davanti: una giovane donna, formosa e molto brillante, con la battuta facile e pronta su tutto. Anche ad andare alla festa di compleanno di Mons. Milingo, accanto a lui questa volta non certo nei panni di Maria Sung, ma di se stessa…

Dopo il successo col grande pubblico televisivo dell’ostetrica Suor Mary, è passata ad interpretare il ruolo opposto mantenendo però lo stesso nome: quello della nigeriana Mary, nel film documentario di Alberto Cicala presentato alla 1° Edizione de La Festa del Cinema a Roma. E ora ha da poco pubblicato un libro tratto dallo spettacolo prodottole da Ettore Scola, un atto unico che si avvale del coordinamento di Silvia Scola. 

A Yaounde, Félicité Mbezele era una dottoressa ostetrica ma il sogno del mondo di celluloide l’ha fatta venire in Europa. Una vera e propria trasformista. Cinema, Teatro e TV sono la sua passione: è volata dal Cameroun per Parigi, e invece si è fermata in Italia, a Cinecittà…


Félicité Mbezele: attrice di cinema, teatro e televisione camerunese ma da molti anni a Roma. Come sei arrivata in Italia?

Mia madre non voleva lasciare andare da sola la sua delicata piccola Félicité. Dovevo raggiungere le mie sorelle maggiori in Francia. Ma io, per cambiare, volevo andare in Spagna, con il mio spagnolo scolastico. Mamma ha rifiutato e allora ho proposto senza orma di dubbio Cinecittà, Roma. Era il 1989. Sono venuta e mi sono stabilizzata in Italia.

 

E poi cos’è che ti ha fatto tardare il rientro?

Nella vita bisogna saper prendere decisioni. Mi sono semplicemente chiesta: "Sono arrivata qui in Italia. Perché mai dovrei tornare laggiù in Cameroun?" Volevo studiare arte drammatica. Dopo un test, sono stata ammessa all'Accademia Pietro Sharov. E' così sono rimasta in Italia.


Le tue prime esperienze artistiche?

Ho lavorato in cooperative teatrali, principalmente "Ruota Libera". Nello stesso tempo, avevo avuto una proposta per un piccolo ruolo con Mariangela Melato in "Un tram chiamato desiderio", proposta  da me declinata vista la mancanza di un solido bagaglio, giudicando più saggio continuare con "Ruota Libera" dove i ruoli erano quelli di due donne sull'immigrazione ed ero quindi la protagonista assoluta. Avevo come partner, Giorgia Grasselli (la tata di Vianello) la cui esperienza mi è stata utile e d'aiuto.


Ettore Scola ti ha recentemente  prodotto un monologo al Teatro Colosseo da te scritto e di cui eri la protagonista.

Il monologo, come lo chiami tu, Mario, è un testo teatrale che prevedeva la presenza di almeno 4 attori: "KANTHEROS" era nato nella mia testa da almeno 4 anni ma non avendo i mezzi materiali per impegnare più persone nella realizzazione dell'opera, feci una prima riduzione che presentai a Roma al Bar Nottegen di Via del Babuino, dove invitai, oltre a diverse personalità dello spettacolo, anche la famiglia Scola, con la quale avevo già lavorato in passato all’interno del progetto teatrale di Ettore Scola. Penso che li piacque molto, visto che mi chiesero di lavorare meglio al testo, dandomi indicazioni là dove per loro mancavano pezzi complementari. Dopo un anno, e sotto lo stretto coordinamento di Silvia Scola e la direzione artistica di suo padre Ettore, riuscimmo a fare la riduzione teatrale del testo definitivo: "KANTHEROS: Un'Africana a Roma", che prevedeva in realtà a fine spettacolo l'intervento, o l'apparizione di altri personaggi come lo zio ammalato, l'aiutante ballerina, e la Maschera (figura mito nella cultura tradizionale africana).


In quale circostanza è avvenuta la conoscenza con Ettore Scola e cosa pensi l'abbia interessato di te.

Ho conosciuto Scola tanti anni fa, invitato alla prima di un film belga per il quale avevo prestato la voce alla protagonista (doppiandola in italiano). Il film era "Le promesse" e in quell’occasione volle conoscermi; cosi, dopo poco, mi scelse per il suo progetto teatrale "Il piccoletto",  che metteva in scena "Telefonami in teatro" per la regia di Nora Venturini. Il progetto teatrale di Scola vuole dar voce a spettacoli che mettono in risalto la vita romana, ed io racconto appunto della vita di questa straniera a Roma, anche se la vicenda può essere traslocata in qualsiasi metropoli italiana, e nel caso il personaggio "Clarisse", se pur africana, s'impegna a parlare romanesco: tutto ciò rientra nei parametri d'interesse artistico del progetto "Il piccoletto"...


Tu hai scritto anche per il teatro?

Sì, diversi testi, quali: “I racconti della ‘piccola’ Africa”. “E’ Natale anche per Fanta” e l'ultimo è “KANTHEROS”. E poi una poesia in prosa, “Madre Africa”. Mi sono anche impegnata a tradurli.


Perché scrivi in italiano…

Mi piace scrivere nella vostra lingua. E’ espressiva come la recitazione. In fondo ho studiato l'arte drammatica in Italia…


Di cosa parlano queste opere?

"I racconti della ‘piccola’ Africa", è soprattutto per far conoscere la letteratura africana ed incoraggiare i ragazzi italiani a leggere questi libri. E' un piccolo montaggio di classici africani: "L'enfant noir" di Camara Laye, "Les années de l'enfance" di Wole Soyinka e, ovviamente, c’è dentro un po' di me stessa. Si tratta della storia di un viaggiatore, il quale osserva, attraverso la sua ingenuità di africano antico questo nuovo mondo, ricordandosi della vita in Africa, la famiglia, il momento degli addii per l'Europa, la nostra storia, quella di ognuno di noi.


Te fai teatro ma anche cinema e televisione. Il personaggio dell'ostetrica Suor Mary della fiction per Rai Uno per la regia di Rossella Izzo Una donna per amico, con Elisabetta Gardini, Enzo De Caro, Marisa Merlini, ti ha dato una certa popolarità in Italia, nonostante non fossi la protagonista principale, tanto che sei stata chiamata anche per la successiva. Cosa pensi che abbia attratto di te il pubblico televisivo?

Per parafrasare alcune persone del pubblico: "Suor Mary sembrava vera, una vera suora, cosi dolce, materna, disponibile, e anche tagliente" Personalmente, penso di dover ringraziare Rossella Izzo di avermi saputo fare interpretare il ruolo e averlo messo in risalto...


Come ti sei formata qui in Italia dal punto di vista di una "scuola" teatrale? E poi insegni anche teatro e intercultura

Ho studiato teatro all'Accademia "Pietr Scharoff", nonché diversi stage a Bologna e Roma di cinema e televisione; attualmente insegno intercultura nelle scuole, facendo conoscere la cultura africana attraverso il gioco teatrale per una convivenza basata sul rispetto delle diversità, in modo tale da riuscire a conoscere meglio la cultura degli altri, per comprendere che la diversità di cultura è un bene da rispettare reciprocamente.


Te lavori quindi tra cinema, televisione e teatro. Le tue esperienze al cinema?

Uno degli ultimi lavori è "Pranzo della domenica", una commedia italiana di classe con Massimo Ghini, Barbara De Rossi, Elena Sofia Ricci, Rocco Papaleo. E poi, “Harem Soirée” con Ferzan Ozpetek. "In Principio erano le mutande" con Anna Negri che ha partecipato a numerosi Festival in America del Sud, Germania, ecc. “Pietas”, un cortometraggio di Citto Maselli, presentato al Festival di Venezia.

“Malefemmene” per la regia di Fabio Conversi.o Ho fatto anche una decina di fiction tra cui "Una donna per amico", "SPQR", "Un nero per casa", "Morte di una ragazza per bene", "Magia verde", "Uno di noi". Ho avuto anche l'onore di lavorare con tantissimi grandi registi: Gigi Proietti, Rossella Izzo, Luigi Pirelli, Maurizio Costa, Maurizio Sciarpa, Magni. Al teatro, il più importante è stato Ettore Scola.


Hai lavorato anche con registi di un certo calibro, come Scola e Maselli, e all'estero con Ozpetek in Harem Suare, una coproduzione italo-turco-francese distribuito dalla Medusa, accanto a Valeria Golino e Lucia Bosè, ma anche con registi come Vanzina. Sei stata recentemente consacrata come la Whoopi Golberg italiana. Preferisci il cinema di più largo respiro o quello più impegnato?

Va tutto bene per me, se non è per questa ragione, sarà per qualcun altra. Basta lavorare! Mi considero comunque molto fortunata, malgrado gli ostacoli che… s'impegnano a fare la loro funzione.


Sei approdata qualche tempo fa al Teatro Ghione in Le Piccole Volpi accanto alla stessa Ileana Ghione e Harold Bradley.

Una bella esperienza!!! anche se ti arrivano sempre proposte che ti lasciano senza respiro, solo quando sei impegnata e questo dispiace!!! e fa male!


A proposito del cinema ‘impegnato’, cosa pensi del film in cui hai partecipato In principio erano le mutande di Anna Negri?

E' un bel film che continua a fare il giro nel mondo, perché lo reputo un film che merita considerazione. Continuo a sperare d'incontrare Anna Negri in un nuovo lavoro! Mi piace come racconta le storie.


E ora hai da poco interpretato la nigeriana Mary nel film “Lagos-Novara senza ritorno" presentato alla Festa Internazionale del Cinema a Roma. Cosa vorresti dal futuro?

Lavorare, lavorare e lavorare, magari da una parte del mondo all'altro anche se mi manca l'Africa!
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el suo libro «Kantheros: “Un’Africana a Roma”», 2006, Armando Editore, Félicité Mbezele, interpreta diversi ruoli e personaggi ma tutti vissuti da una cittadina straniera che si trova a vivere nel “cuore” di Roma, filtrati nientemeno in dialetto romanesco. Lei ha avuto la geniale intuizione di rielaborare alcune parole di Trilussa sui Noantri  vedendovi quella che è la realtà attuale in Italia, con “coloriti” accenni ai contesti già precorsi anni addietro da Pier Paolo Pasolini: « …Il fatto mi mette molto in imbarazzo e devo dire che il fastidio maggiore lo vivo quando m’incollano l’etichetta di quella che distrugge, con la sua presenza, il patrimonio di questo bel paese! Vorrei saltare sulla punta, sul punto più alto del Colosseo e gridare: «Tutti noi, i quell’antri, i noi antri, voi antri, tutti abbiamo il dovere di salvaguardare le ricchezze di questo bel paese e d’arricchirlo con nuovi apporti»».  Félicité non è stata quella che ha cercato di “togliere”, anzi, ella ha contribuito, come molti altri, a “migliorare” con la sua bravura il nostro cinema. A proposito di «nuovi apporti», vista la grande diffusione che il settore multimediale della cinematografia sta riscuotendo presso il pubblico giovanile italiano, si sta proprio in questi giorni in redazione ragionando sull’opportunità di creare una struttura semplicissima da seguire via internet per la creazione e diffusione di film, cortometraggi e documentari.. Che ne dite? Vi faremo sapere…

Mario Verger

 
Nella foto grande in alto: Felicité Mbezele nella magnifica interpretazione della poesia di Silvano Agosti nell'ultima parte del film

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foto Butterfly Cinematografica - ©Alberto Cicala  2005

 

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